Quello che sta succedendo fuori dal magazzino ma che lo colpisce in pieno
Il boom dell’intelligenza artificiale ha prodotto un effetto collaterale poco visibile ma molto concreto. La richiesta di memoria è esplosa e oggi i grandi produttori stanno dando priorità a ciò che alimenta i data center per l’AI. Nella pratica significa una cosa semplice: laptop, tablet industriali, terminali barcode e dispositivi rugged per la logistica finiscono in fondo alla fila. Non perché non siano importanti, ma perché generano margini inferiori rispetto alle applicazioni AI. Per avere una dimensione di quello che sta avvenendo, i chip utilizzati come standard per i computer moderni, sono aumentati del 300% in soli 3 mesi e per il 2026 si prevede un aumento del 50%.
Per la logistica, il rischio non è teorico. Nel prossimo futuro alcune configurazioni potrebbero scarseggiare o avere tempi di consegna molto più lunghi di quelli a cui il mercato si è abituato, o avere costi molto più elevati. Per capire perché sta succedendo bisogna guardare a come è cambiata la catena del valore dell’hardware. Le memorie non sono più una commodity, sono diventate un collo di bottiglia strategico. I produttori stanno riconvertendo parte della capacità produttiva verso soluzioni ad altissima densità dedicate all’AI, riducendo di fatto la flessibilità sulle componenti usate anche nei dispositivi logistici. I terminali che ogni giorno bippano codici a barre per prelievo e deposito sono a tutti gli effetti piccoli computer industriali. Condividono la stessa base tecnologica dei dispositivi consumer e subiscono le stesse dinamiche di mercato.
Nella testa di chi li usa sono strumenti operativi, quasi elettrodomestici del lavoro quotidiano. Dal punto di vista industriale però sono computer ruggedizzati, con memoria, storage e componenti elettronici soggetti alle stesse regole di mercato di un laptop o di uno smartphone. Quando una determinata tipologia di memoria entra in tensione, succede che alcune configurazioni diventano difficili da reperire, altre escono di produzione più velocemente del previsto, altre ancora cambiano prezzo o tempi di consegna. Nel mondo della logistica questo si traduce in scelte forzate, come ad esempio estendere la vita di terminali ormai a fine ciclo, standardizzare meno di quanto si vorrebbe, oppure accettare lead time incompatibili con i ritmi operativi. Il punto è che oggi questi dispositivi valgono di più non perché costino necessariamente di più, ma perché sono più critici.
Il nostro punto di vista sull’AI
Di fronte a questo scenario i produttori di hardware non stanno fermi, stanno lavorando per garantire continuità di fornitura, ma lo stanno facendo adattandosi a un mercato che non è più quello di un anno fa. Significa maggiore attenzione alla pianificazione e razionalizzazione delle gamme prodotto. Dal punto di vista di chi gestisce un magazzino questo cambia l’approccio.
Non si tratta più solo di scegliere un modello o confrontare un prezzo, ma di decidere quando acquistare e con quale livello di flessibilità tecnica. Chi pianifica per tempo riesce a bloccare configurazioni consolidate e tempi certi. Chi rimanda rischia di dover ripensare standard operativi già rodati, adattandosi a soluzioni alternative, a finestre di consegna meno compatibili con i carichi di lavoro e a prezzi decisamente più alti.
In questo scenario rimandare non è una scelta conveniente. Se il rinnovo dei terminali è già nei piani, anche solo come pensiero latente, anticipare oggi significa ridurre il numero di variabili fuori controllo domani. Bloccare configurazioni, disponibilità, prezzi e tempi di consegna permette di proteggere la continuità operativa del magazzino nei prossimi anni. Aspettare, invece, espone al rischio di dover prendere decisioni sotto pressione, magari nel momento meno opportuno, quando un picco di attività o un progetto già avviato non lascia margini di manovra. In un mercato che sta cambiando rapidamente, chi pianifica oggi governa il cambiamento, chi aspetta rischia di subirlo.


