Perché l’AI sta fallendo nella logistica

Negli ultimi mesi l’intelligenza artificiale è entrata con forza nel vocabolario della supply chain. Se ne parla nei convegni, nei board meeting, nei piani di investimento, nelle roadmap digitali. Molte aziende stanno allocando budget importanti su progetti AI, spinte dall’idea che l’automazione intelligente possa finalmente risolvere problemi storici della logistica, ridurre i costi, velocizzare i processi, migliorare la qualità delle decisioni e rendere più efficiente l’intera organizzazione. 
Eppure sta emergendo una verità meno comoda, ma molto più interessante. 


L’AI, da sola, non aggiusta una logistica costruita su fondamenta fragili.

È un tema che sta diventando centrale anche nel dibattito internazionale. Sempre più aziende scoprono che investire in strumenti di intelligenza artificiale non significa automaticamente ottenere trasformazione. In molti casi il valore c’è, ma è incrementale. Piccoli miglioramenti, qualche attività velocizzata, qualche analisi più rapida. Non sempre però arriva quel salto operativo, economico e competitivo che ci si aspettava quando è stato approvato l’investimento. 
Il motivo è che l’AI non lavora nel vuoto, lavora sopra dati, processi, regole operative, flussi informativi, responsabilità, eccezioni, vincoli fisici, vincoli organizzativi. Se questi elementi sono disordinati, incompleti o incoerenti, l’intelligenza artificiale non li trasforma magicamente in un sistema efficiente. Anzi, rischia di amplificare la confusione. 
Una supply chain con dati sporchi, processi non standardizzati, procedure gestite a voce, informazioni distribuite tra email, Excel, PDF, telefonate e sistemi non integrati, non diventa intelligente solo perché ci si mette sopra un motore AI. Diventa semplicemente una supply chain confusa con uno strato tecnologico in più.

Il problema non è la tecnologia, è il punto da cui si parte

Uno degli errori più frequenti nei progetti di intelligenza artificiale applicati alla logistica è partire dalla tecnologia invece che dal problema. 
Si individua una nuova soluzione, si costruisce un caso d’uso interessante, si fa un pilota, si ottiene qualche risultato positivo, ma poi il progetto fatica a scalare. Rimane confinato in una funzione, in una procedura, in un piccolo pezzo del processo. Utile, certo, ma non trasformativo. 
Il punto è che la logistica non è fatta di singole attività isolate. È fatta di concatenazioni. Una decisione presa in ingresso merce può produrre effetti sullo stoccaggio, sul picking, sulla saturazione delle baie, sulla pianificazione dei trasporti, sui tempi di consegna, sui costi, sul livello di servizio e sulla qualità percepita dal cliente finale.

dei progetti AI fallisce quando parte dalla tecnologia invece che dal problema (Gartner "AI in Supply Chain: Best Practices for Scaling", 2024)
0 %
dei costi operativi totali della logistica è influenzato da una decisione presa all'ingresso merce (McKinsey "The Connected Supply Chain: How Decisions Ripple Through Logistics", 2023)
0 %
dei progetti AI scala quando è integrato nei flussi, contro solo 15% dell'AI come funzioni sparse (4.8 volte più efficace) (Deloitte "AI Scaling in Logistics: Integrated vs Fragmented Approaches", 2024)
0 %

Per questo l’AI applicata alla logistica non può essere pensata come una collezione di funzioni intelligenti sparse qua e là. Deve essere inserita dentro una lettura complessiva dei flussi. Prima bisogna capire dove nasce il problema, come si propaga, quali persone coinvolge, quali sistemi attraversa, quali tempi genera, quali errori produce e quale costo nascosto porta dentro l’organizzazione. 
Solo dopo ha senso chiedersi dove l’intelligenza artificiale può intervenire.

Il valore nasce quando l’AI entra nei punti giusti del processo

In GEP Informatica siamo una software house, quindi potremmo essere naturalmente portati a partire dalla tecnologia. In realtà, nei progetti di AI applicata alla logistica abbiamo fatto la scelta opposta, siamo partiti dai problemi. 
Lo abbiamo fatto perché da quasi quarant’anni lavoriamo esclusivamente sui processi logistici e di trasporto, e perché negli anni abbiamo avviato centinaia e centinaia di magazzini, in settori molto diversi tra loro: GDO, food, fashion, 3PL, industria, distribuzione, freddo, surgelato, e-commerce, trasporti e transit point.

Questa esperienza ci ha insegnato una cosa molto concreta. Nella logistica il valore non si crea aggiungendo complessità, ma togliendo attrito nei punti in cui ogni giorno le persone perdono tempo, aspettano informazioni, controllano documenti, verificano anomalie, aprono più sistemi, ricopiano dati o inseguono risposte. 
Per questo non abbiamo progettato l’AI come una funzione generica da mostrare in demo. 

L’abbiamo progettata osservando i flussi, ridisegnando i processi e individuando i punti in cui un intervento intelligente può generare un risparmio reale. 
Un DDT da controllare mentre il camion è fermo in ingresso. 
Una mail operativa da interpretare e trasformare in azione. 
Un documento da leggere, classificare e collegare al processo corretto. 
Una richiesta urgente da smistare senza perdere minuti preziosi. 
Un’anomalia da riconoscere prima che diventi un problema più grande. 
Una dashboard da analizzare per individuare criticità, trend o scostamenti

Vuoi saperne di più?
Compila il form!

"*" indica i campi obbligatori

Questo campo serve per la convalida e dovrebbe essere lasciato inalterato.
A cosa sei interessato (anche più di una risposta):
Newsletter
Privacy Policy*

Ultime news
Torna in alto

Occasioni di formazione
e approfondimento
insieme a imprenditori,
operatori e dirigenti del settore
della Logistica e del Trasporto

Un’occasione per approfondire
le nostre soluzioni,
in un confronto diretto
con i nostri project manager