Un mercato che cresce poco, ma chiede molto di più
I numeri dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano raccontano una storia meno euforica di quanto sembri a prima vista. Il mercato della logistica conto terzi vale 112,4 miliardi di euro, cresce del +1,7% nel 2024 e del +1,9% nel 2025, ma la crescita reale prevista per il 2026 è solo +0,3%. Traduzione semplice, l’aumento in euro c’è, ma una parte importante è assorbita da prezzi e costi, non da vera espansione. In un mercato così, ogni inefficienza pesa di più perché i margini non si allargano da soli.
Un esempio concreto, se un deposito lavora con un 2% di margine operativo e il costo della manodopera cresce del +4,4%, senza un recupero di produttività quel margine si restringe subito. Non serve una crisi, basta un trimestre storto. Guardando al 2026, la sfida non sarà muovere più colli, sarà muoverli senza perdere controllo su costi e performance, perché la crescita ha smesso di essere indulgente.
Consolidamento e integrazione verticale ridisegnano il settore
Il consolidamento è ormai una dinamica strutturale. Nel 2024 si contano 24 operazioni di acquisizione o fusione tra aziende logistiche, un segnale che il settore sta diventando più concentrato e più industriale. Parallelamente cresce l’integrazione verticale, gli operatori aumentano il personale diretto e portano dentro attività prima distribuite su troppi attori. Nei top player i dipendenti diretti passano da 30.700 a 34.600 tra 2022 e 2023, mentre l’incidenza del costo del personale sul fatturato sale dal 13,6% al 16%. Questo è un cambio di modello, meno catene di subfornitura e più controllo interno.
Un esempio che chiunque in logistica riconosce, quando un gruppo acquisisce un operatore con due siti e un TMS diverso, la prima frizione non è sul piazzale, è sui dati, codifiche, regole di priorità, promesse al cliente e KPI. Nei primi mesi saltano le eccezioni, si moltiplicano i workaround, aumentano le riunioni per “riconciliarci i numeri”. È qui che si capisce che crescere è facile, far funzionare l’insieme è il vero lavoro.
Dati e Intelligenza Artificiale da sperimentazione a infrastruttura
Sull’AI il report è netto. Oggi il 30% delle aziende committenti ha già avviato almeno un progetto di Intelligenza Artificiale e nei prossimi tre anni la quota è prevista al 44%. La distanza per dimensione è ancora evidente, 46% nelle grandi aziende, 42% nelle medie, 19% nelle piccole. Il punto interessante non è solo l’adozione, è il risultato, l’81% di chi l’ha adottata dichiara benefici e la soddisfazione media è 7,7 su 10.
Un esempio concreto, l’AI viene usata dove l’incertezza costa caro, gestione ordini e previsione domanda sono entrambe al 14% dei casi, e quando sbagli qui non sbagli una dashboard, sbagli turni, saturazioni, finestre di carico e promesse al cliente. Un planner che oggi decide “a sensazione” con dati incompleti domani avrà strumenti che riducono il rumore e rendono le scelte più coerenti. La linea di demarcazione verso il 2026 non sarà tra chi prova l’AI e chi non la prova, sarà tra chi la integra nei processi quotidiani e chi la lascia in un cassetto come progetto pilota.
Il software logistico come infrastruttura della crescita
Nel percorso verso il 2026, il ruolo del software per la logistica e i trasporti sta cambiando in modo silenzioso ma profondo. Da strumento operativo, spesso scelto per risolvere problemi puntuali, sta diventando un’infrastruttura critica su cui poggiano controllo, continuità e capacità di adattamento. In un settore che si consolida, i sistemi informativi non possono più essere un mosaico di soluzioni scollegate.
Le aziende più strutturate iniziano a valutare il software non per il numero di funzionalità, ma per la sua capacità di sostenere la complessità nel tempo. In contesti multi-sede, multi-flusso e in continua evoluzione, la coerenza dei dati e l’integrazione dei processi diventano fattori decisivi. Un sistema che non scala, o che richiede interventi continui per restare allineato, smette rapidamente di essere un supporto e diventa un limite.
Questo spostamento di prospettiva segna una separazione netta tra soluzioni generaliste e piattaforme progettate per la logistica reale. Le prime faticano ad adattarsi a strutture articolate, le seconde nascono per convivere con complessità, variabilità e crescita. Guardando al futuro, il software non sarà più valutato solo per ciò che consente di fare oggi, ma per ciò che permette di governare domani.
In un mercato che cresce poco ma diventa sempre più esigente, la differenza non la farà chi introduce più tecnologia, ma chi costruisce basi solide su cui la tecnologia può lavorare in modo coerente. Ed è su queste basi che si giocherà la competitività della logistica nei prossimi anni.


